Nel luglio 2024 abbiamo fatto una cosa che sognavamo da anni.
Abbiamo preso le nostre biciclette e siamo partiti per le Alpi francesi. Non per una gara. Non per dimostrare qualcosa. Ma per ripercorrere le salite che, nel 1949, affrontarono nostro padre Alfredo e nostro zio Germano.
All’epoca erano due giovani panificatori veneziani con poche risorse e tanta determinazione. Attraversarono Francia e Svizzera su strade in gran parte sterrate, salendo colli leggendari come il Col du Galibier, l’Alpe d’Huez, l’Izoard, il Col de Vars e il Col de la Bonnette.
Settantacinque anni dopo, abbiamo deciso di fare lo stesso.
Tre tappe, 410 chilometri
Siamo partiti da Chambéry e arrivati a Barcelonnette.
Tre tappe.
410 chilometri.
6.857 metri di dislivello.
I numeri sono importanti, ma non sono la parte centrale della storia.
Abbiamo indossato la maglia del Pedale Veneziano, la stessa società ciclistica dei nostri padri. Ogni salita era un modo per immaginare cosa abbiano provato loro nel 1949. Fatica, entusiasmo, paura, libertà.
Non è stato un viaggio nostalgico. È stato un dialogo silenzioso con chi ci ha preceduto.

Pane e bicicletta
Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entri tutto questo con il nostro lavoro.
C’entra moltissimo.
Fare il pane, come scalare un passo alpino, è questione di costanza.
Sveglia presto.
Ripetizione.
Disciplina.
Resistenza.
La nostra famiglia fa questo mestiere dal 1890. Cinque punti vendita oggi, migliaia di clienti ogni giorno, produzione artigianale al 100%. Ogni generazione ha portato avanti il lavoro con lo stesso spirito con cui si affronta una salita lunga: senza scorciatoie.
Un’eredità che continua
Arrivare in cima al Galibier non è stato un traguardo sportivo. È stato un momento di gratitudine.
Verso nostro padre.
Verso nostro zio.
Verso chi ha costruito, mattone dopo mattone, la storia della famiglia Rizzo a Venezia.
L’impresa in bici sulle Alpi francesi non è stata una sfida contro il tempo. È stata una promessa: continuare a portare avanti ciò che abbiamo ricevuto.
Con la stessa determinazione.
Con lo stesso rispetto per la tradizione.
Con lo stesso amore per il nostro lavoro.
E forse, tra settantacinque anni, qualcuno ripartirà ancora.




